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Didattica

Giovanni Modugno

Molto opportunamente Domenico Saracino pubblica questo saggio [Giovanni Modugno, Politica cultura e spiritualità in un cercatore di Cristo, Stilo 2006] sulla vicenda di vita e di pensiero di Giovanni Modugno, avendo avuto la fortuna di conoscerlo e di essere stato direttamente coinvolto nell’esperienza formativa di un maestro che fu un critico formatore di coscienze e profeta di nuovi tempi, soprattutto un uomo mosso da un’ansia di verità e dal coraggio di esprimerla, oltre che un sostenitore convinto dell’educazione mirante alla costruzione della persona e della società.
   Nato nel febbraio del 1880 a Bitonto, Giovanni Modugno fu un uomo tutto proiettato nella difesa della dignità umana, prima con una energica azione di tutela dei contadini lottando perché uscissero dalla situazione di miseria e di subalternità in cui versavano; poi, con la ricerca di una giustizia sociale attraverso la democrazia la cui idea forza è la promozione di tutti i membri di una collettività, che si attua, peraltro, attraverso la concezione di una politica quale mezzo di educazione morale del popolo, una politica autenticamente riformatrice che, nella visione del nostro, non può prescindere dall’umanesimo cristiano.
  
 L’ardore intellettuale, la grandezza socratica, il rifiuto di ogni compromesso con il fascismo imperante, la sicura delineazione di un metodo e di una didattica dell’educazione emergono un po' diffusamente nelle sue diverse opere. Ma fu soprattutto la scoperta dello spiritualista tedesco Förster a spingerlo verso una maggiore attenzione all’educazione della persona, rendendo ancor più vigoroso il suo impegno per la costruzione di una nuova democrazia, capace di subordinare gli interessi individuali e determinare l’elevazione del popolo denunciando i pericoli del materialismo e dell’intellettualismo.
   Solo nel cristianesimo, sinceramente e concretamente vissuto, è per Modugno la salvezza dalla crisi spirituale del proprio tempo, riuscendo a intravedere, nell’acuta e profonda diagnosi försteriana del prussianesimo anticristiano, un’analoga diagnosi del male che ammorbava l’Italia fascista e che, poi, l’ha condotta alla più spaventosa rovina che ricordi la storia. «Nella crisi della politica mondiale – scrive Modugno a Förster nel Natale del 1946 – la salvezza era ed è nell’introdurre lo spirito di Cristo nel terreno politico-sociale, nel rispettare i diritti altrui e la dignità dell’uomo. Solo in questa atmosfera cristiana è possibile la comunità culturale cristiana, la quale è non il crollo, ma il coronamento della vera vita nazionale; solo così si può combattere alla radice il nazionalismo pagano che rende gli uomini egoisti, gelosi, ciechi per gli interessi altrui, privi d’amore, di pace e di desiderio di coordinazione delle antitesi. Occorre far comprendere a chi vede nell’educazione religiosa il pericolo di una opprimente coercizione che tale timore, nel quale si cela una esigenza profondamente cristiana, è del tutto infondato giacché il cristianesimo non si subisce, ma si accoglie nel più profondo dell’anima».
   Il futuro è nelle radici cristiane, è nella provenienza comune dall’unico ceppo cristiano che ci raccoglie e ci unifica molto più di quanto non ci diversifichi ogni successiva diramazione, come ci ricorderà più tardi il santo vescovo don Tonino Bello. Ed era proprio in forza di questo ceppo che potè consolidarsi la grande amicizia e la reciproca stima tra Salvemini e Modugno, entrambi rappresentanti di un nobile dissenso sociale e politico, ma sostenitori convinti della dignità della persona umana e di un’etica della responsabilità.
«Credo solo nel Critone di Platone e nel Discorso della Montagna. Questo è il mio socialismo e lo tengo inespresso nel mio pensiero perché a esprimerlo mi pare di profanarlo», scriveva Gaetano Salvemini nel 1947, lo stesso anno in cui sulla rivista «Belfagor» pubblicava una lettera aperta indirizzata al suo amico Modugno, “un cattolico sincero”, nella quale tra l’altro scrive: «Io stesso, quando debbo spiegare quali sono le basi della mia fede morale, rispondo senza esitazione che sono cristiano. E se la gente mi domanda che mi spieghi meglio, dichiaro che sono cristiano perché accetto incondizionatamente gli insegnamenti morali di Gesù Cristo e cerco di praticarli per quanto la debolezza della natura umana me lo consente […] le mie idee morali si trovano tutte nella filosofia storica prima che Cristo nascesse. Cristo ne aggiunse una nuova, quella della carità. Poi vennero i teologi a fabbricare intorno ai suoi insegnamenti un catafalco di dogmi. Io mi sono arrestato all’anno della crocifissione […] sono persuaso che tu sei stato sempre e sarai sempre un galantuomo, quale che sia la dottrina a cui hai creduto di dover aderire in questi lunghi anni di dolore. Data l’importanza essenziale che io do, e ho sempre dato, al problema morale, puoi ben comprendere se sono contento che su questo terreno l’unità spirituale tra te e me non sia mai stata spezzata dalla lontananza, dagli anni e dal forzato silenzio […] vi è un vasto territorio sul quale possiamo camminare oggi, come ieri, tenendoci la mano […] il mio sogno sarebbe di camminare con te a braccetto finché rimanesse lena a te per predicare le tue idee religiose e morali, e a me per predicare le mie idee morali senza religione».
   A Gaetano Salvemini, che aveva sostenuto come candidato nel Collegio di Bitonto nel 1913 perché difendesse in Parlamento i cafoni del Sud, e del quale ammirava in modo speciale l’ardore con cui pronunciava gli ideali della libertà, della giustizia e della pace, il metodo salutare dello studio coscienzioso e serio dei problemi concreti, l’assoluto disinteresse («che era ed è straordinariamente raro tra gli uomini politici»), con finezza e fermezza Modugno rispondeva dicendosi convinto che gli ideali di libertà, di giustizia e di pace, e una compiuta educazione non sono attuabili senza una concezione cristiana e coerentemente vissuta. «Siamo dunque sempre d’accordo – scrive tra l’altro – nell’accettare incondizionatamente gli insegnamenti morali di Gesù Cristo; ma, mentre Lei si ferma alla morale, io seguo anche la religione cristiana e, precisamente, il cristianesimo cattolico. Ciò che per Lei è ingombrante sovrastruttura, per me è, tra l’altro, un mezzo prezioso per vivere coerentemente gli insegnamenti del Vangelo […] non basta accettare e insegnare i principi morali e religiosi del cristianesimo cattolico: occorre anche, e soprattutto, attuarli e insegnare ad attuarli coerentemente in tutte le manifestazioni della vita […] quando io dico che il “cristianesimo cattolico, mentre deve saper dire a tutti una parola buona in difesa della giustizia sociale, deve tra i ricchi e i poveri, tra i forti e i deboli, tra i prepotenti e gli oppressi, essere coi poveri, coi deboli, cogli oppressi per aiutarli a rivendicare i loro diritti e per difenderli contro il pericolo di diventare a loro volta ingiusti e prepotenti”».
   È, dunque, nelle radici cristiane che il nostro Modugno vede il futuro perché si possa essere operatori di pace, perché si sappia condividere l’esperienza dolorosa della gente, perché non si di-sdegni la prossimità, perché si sappia vivere la politica come servizio e come dono di sé e della propria umanità, perché si sappia guardare alla città dell’uomo in una logica di solidarietà attiva parametrata sul concetto di benessere solidale, perché si sappia vivere da cristiani ed essere capaci di farsi testimonianza.
   Quella testimonianza di vita cristiana che seppe offrire Giovanni Modugno, il quale sentì l’amore come eterna relazione, costante divenire, dimensione di privazione che tende a risolversi col tendere alla pienezza, un amore che si realizza come propensione fraterna verso il fratello, nella disposizione al servizio e al sacrificio di sé all’altro.
   Il suo fu un continuo schierarsi dalla parte dei deboli e degli ultimi, saranno stati i contadini della sua città, sarà stato il suo impegno civile e politico che, da un lato, portava ad accordare un alto valore ai doveri della vita quotidiana, dall’altro a porre attenzione alla difficile quotidianità della povera gente avendo di mira la costruzione di una nuova democrazia e una educazione morale capace di determinare una crescita umana e culturale. Un guardare, illuminato dalla parola del Vangelo, all’uomo integrale, alla dignità della persona, sorretto dalla luminosa certezza che si è tutti fratelli in Cristo che è carità, è amore.
  È questo il suo realismo spiritualistico, il suo cristianesimo inteso come il fondamento della legge morale; di qui derivò la sua capacità di vegliare in modo solerte e carico di sollecitudine nella notte della democrazia, e saper forzare l’aurora a nascere col suo spirito di ricerca della verità e il suo impegno volto alla promozione della giustizia e della solidarietà. Le pagine che seguono, anche attraverso scritti inediti, permettono la chiara ricostruzione di una biografia e di un pensiero etico-politico ed etico-religioso di un uomo che fu un instancabile apostolo nella educazione intesa davvero nel suo senso etimologico di capacità di “portar fuori”, fuori da una vecchia staccionata che impedisce di sapere o potere andare oltre, mentre con essa si acquisisce il coraggio dell’esodo e, dunque, il rifiuto della staticità sonnolenta.

Nicola Pice

  Leonardo Cambini nato a Livorno il 26 aprile 1882, laureato in lettere e diplomato in Filologia; presente a Bitonto il 22 ottobre 1913 quale componente del gruppo dei professori inviati dalla Federazione degli insegnanti medi per sostenere il Salvemini nelle elezioni locali, è docente al momento presso la R. Scuola Normale Maschile "L. Fibonacci" di Pisa (in precedenza aveva insegnato a Nuoro, a S. Maria Capua Vetere, a Perugia); studioso assai versatile di letteratura italiana, si occupa delle Visioni sacre e morali di Alfonso Varano, del Monti, e della fortuna di Dante nel '700 nel suo Il pastore Aligerio, ed. Lapi di Città di Castello 1913; notevole è anche il suo ‘Epistolario di guerra'. Sottotenente della Milizia Territoriale, è gravemente ferito nella I guerra mondiale sulla Meletta di Gallio; muore ad un mese dal ferimento a Campobasso il 12 gennaio 1918.

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