Pagina dedicata a: Odore di Terra - osservatorio didattico

Vai ai contenuti

Menu principale:

Cultura
Michele Ruggiero, Odore di terra. Sentieri tracciati da Giovanni Modugno Primo Mazzolari Grazia Deledda, Presentazione di Antonio Iurilli, Di Marsico Libri, Bari - Modugno, 2015.

L’odore della terra, espressione cara alle tre personalità nel titolo indicate, è inteso  quale metaforica chiave interpretativa  per ripercorrere gli agresti sentieri da loro tracciati e per cogliere relazioni valori utopie: l’odore della terra unisce in una solidale comunione Giovanni Modugno ai braccianti di Puglia; dà familiare riconoscibilità delle mani callose di don Primo Mazzolari agli occhi dei parrocchiani contadini di Cicognara; si espande nella bellezza narrativa dell’affabulazione letteraria di Grazia Deledda.
 Sussurrano i  testimoni del percorso di fede e di cultura del  prof. Giovanni Modugno (1880 – 1957), di una singolare consonanza spirituale tra il maestro e il parroco cremonese (1890 – 1959) maturata negli anni dell’immediato secondo dopoguerra. Il saggio Spigolature mazzolariane nell’epistolario di Giovanni Modugno ricostruisce, mediante i rimandi interni alle lettere, l’affinità culturale tra i due, e soprattutto l’interlocuzione del pedagogista con altri suoi pari corrispondenti sul prete cremonese.
  Ancor più intriga l’amicizia tra la sarda scrittrice e il parroco di Cicognara, di cui  La sardignola sull’argine e il pret di Corvara. Ci invita a tavola Annalena Bilsini (1927) che, nel  mescere il suo vino lambrusco, ne diffonde per l’aria la fragranza e l’allegria;  la bianca tovaglia si colora di rosso qual segno della recuperata credibilità della famiglia e buona premonizione per il futuro. Intorno siedono commensali, tra gli altri, due preti l’uno magro l’altro grasso, ambedue prevosti nel territorio della Bassa Padana. A dar loro  ispirazione, due uomini di Chiesa dell’agro padano, tra cui don Mazzolari ancora giovane parroco.  
 Infine, un piccolo contributo di memoria, in chiave mazzolariana, dell’ultimo vescovo delle diocesi di Ruvo e Bitonto, Mons. Aurelio Marena (1893 – 1983) colto nell’attività assistenziale a Napoli, sua città d’origine, nell’immediatezza della distruzione postbellica.
A completare il volume, una significativa raccolta antologica di scritti, attenti alle condizioni materiali, morali e religiosi del meridione italiano e all’organizzazione comunitaria del bracciantato pugliese, da cui emerge la singolare figura di don Michele Mincuzzi, poi divenuto arcivescovo della diocesi di Lecce.


Presentazione del libro Odore di terra presso la Casa della Cultura di Modugno (23/03/2015) con gli apporti di:  Don Nicola Colatorti Arciprete della Chiesa Matrice di Modugno, della Prof. ssa Giannetto Dirigente della Scuola "D. Alighieri" di Modugno, del Prof. Fedele Pastore Docente di Lingue e letterature straniere, e dello stesso autore Prof. Michele Ruggiero, coordinati dalla giornalista Dott.ssa Mariella Lippo,  e gli interventi musicali del piccolo Chicco (Vincenzo Francesco De Angelis) e di Maria Giovanna Ceo.
Recensione da: IMPEGNO Anno XXVI, n. 2 , novembre 2015 pp. 129-130
La  lettura di questo libro costituisce davvero una bella sorpresa, perché offre contenuti e stimoli nuovi, per di più proposti con stile gradevole e di facile lettura. L'autore - dirigente scolastico a Bitonto (Bari) - presenta infatti alcuni percorsi di lettura originali, trovando legami sottili, ma robusti tra personaggi apparentemente lontani tra loro accomunati da riferimenti personali a don Primo Mazzolari.
Merita anzitutto un cenno Giovanni Modugno (1880-1957), bitontino, appassionato educatore e insegnante, traslato via via da un socialismo umanitario e salveminiano a un cattolicesimo imbevuto di Maritain e aperto alle sollecitazioni del parroco cremonese. Ruggiero documenta bene - pur non potendosi giovare del carteggio diretto tra don Primo e Modugno, andato perduto - le tante sincronie tra i due, a partire da quella forte istanza sociale che spingeva entrambi a sognare una sorta di socialismo evangelico e cristiano. Su queste sintonie si innestavano inoltre riferimenti a comuni amici, nell'attenzione alla condizione bracciantile pugliese e meridionale, passando da don Baldelli e soprattutto da don Michele Mincuzzi con la sua “Comunità Braccianti", senza trascurare - pur con un certo dissenso - il confronto con le proposte di un appassionato, seppur ambiguo, Carlo Silvestri. Da queste pagine Modugno esce come personalità ricca, degna di essere considerata da un pubblico più vasto rispetto a quello del suo ambiente d'origine.  Egli tra l'altro si fece assiduo propugnatore della diffusione di «Adesso».
La difficoltosa ricostruzione storica del legami tra Mazzolari e il Mezzogiorno trova dunque qui un interessante e necessario contributo. E, al riguardo, vale la pena di aggiungere che in questo libro è presente pure un ricordo dell'autore su mons.  Aurelio Marena, che Mazzolari elogiò nel suo La carità del Papa al tempo della sua attività  come vescovo ausiliare di Napoli e che finì poi vescovo proprio nella diocesi di Ruvo e Bitonto.
Più noti sono invece i rapporti personali tra don Primo e Grazia Deledda, determinati dal matrimonio della scrittrice sarda con Palmiro Madesani, originario di Cicognara.  In questo caso l'analisi di Ruggiero si sofferma soprattutto sul romanzo Annalena Bilsini, apparso in quel 1927 che vide la Deledda insignita del Nobel per la letteratura.  Ebbene, giustamente il nostro autore analizza con precisione tutti i riferimenti mazzolariani - anche diretti e personali -  presenti in questo romanzo, ambientato proprio nella bassa Padana. Quel romanzo non piacque troppo a don Primo, che lo fece rimarcare, così come non piacque  in seguito a quei cattolici che non ritrovavano nelle pagine della Deledda l'immagine canonica del prete. Ma bene fa Ruggiero a riproporne la lettura anche agli studiosi mazzolariani.
La Puglia, dunque, e la pianura lombarda sono al centro di questo libro, come sfondo robusto e ideale dell’intreccio tra i vari protagonisti. Ma c'è anche un pizzico di Sicilia, con un pur fugace riferimento al suo rapporto con AIessi e con la riproposta di noti brani di don Primo sull’isola e, in generale sul  Mezzogiorno (la garbata polemica con Quasimodo del 1949).
Insomma, quello di Ruggiero è un libro utile e intelligente, capace di dire qualche parola originale nell'ormai sterminata - e spesso purtroppo anche ripetitiva – bibliografia sul parroco di Bozzolo. Ripercorrere le strade che condussero - intellettualmente, oltre che fisicamente – a sud don Mazzolari è del resto compito ineludibile, anche al fine di restituirci i volti e le passioni di tanti cattolici meridionali che contribuirono a creare in contesti estremamente difficili come i loro, il clima per il rinnovamento ecclesiale del Vaticano II.
Giorgio Vecchio
Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari
Ordinario di Storia Contemporanea nell'Università di Parma

«Il tuo raglio, mio fratello asino,
il tuo muggito, mio fratello bue, come lo zirlio del grillo, il gracidar della rana, il trillo dell’usignolo… s’accordano con un canto di Dante, un sonetto del Petrarca, una sonata di Bach, una sinfonia di Verdi,
formando l’inno eterno della Terra verso il Cielo».
(Don Primo Mazzolari)

Con impazienza ed attenzione ho voluto leggere il tuo libro per introdurmi in quei tre "percorsi" così inattesi eppure funzionali compatibili interessanti.
GRAZIE! Per ciò che hai giustamente voluto pubblicare e per quel lavoro di ricerca e sintesi, per quelle opportune citazioni che hai messo strategicamente a corredo dei capitoli davvero esaurienti ed organici!
I tre protagonisti che hai illustrato in una sintesi di stimolante compatibilità, hanno costituito un 'paesaggio' interessante e percorribile ad una lettura piacevolissima e necessaria, ricca di risonanze e riscoperte, e di qualche nostalgia per il 'tornare' su precedenti itinerari congenialità emozioni. A cui hai validamente aggiunto nuove intuizioni, scoperte, aggiornamenti:
sei stato bravissimo nella stesura, e infaticabile ricercatore delle tantissime fonti di cui hai dato conto con onestà ed umiltà di lettore.
Ritorno, allora, su una connotazione: l'originalità della formula, delle 'compresenze' con l'odore di quella terra" che fai risentire a fare da contesto e 'sapore' di quelle vicende umane culturali religiose politiche, che hai raccontato con esemplare partecipazione. Come affermò Oscar Wilde, "le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano"!
GRAZIE! per il Dono, e per avermi sollecitato a porgerti queste note che, senza il tuo incoraggiamento, non avrei osato scrivere, così inadeguate e povere come sono!... Ma meritavi questo piccolo "specchio" in cui rimirare e ritrovare il tuo lavoro, a  cui auguro le più lusinghiere risonanze e i più gratificanti giudizi e riconoscimenti.
"Ritrovarsi" intorno a questo libro splendido ed opportuno è stato veramente una opportunità preziosa di amicizia e stima, la conferma di una reciprocità umana e professionale, certamente non alla pari, per carità!, naturalmente da parte mia..., ma almeno sul piano delle assonanze culturali e dei linguaggi.
Auguri d'ogni bene, e buon 'proseguimento' nelle ricerche e nelle pubblicazioni!          Ciao!
                                                                           Marco
Meeting: L'inno eterno della terra del 27.02.2016.L'intervento del Prof. Don Bruno Bignami, Presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo (Mn), a presentazione del libro: Odore di terra. Sentieri tracciati da Giovanni Modugno Primo Mazzolari, Grazia Deledda di Michele Ruggiero.
L’odore vero della terra nasce a scuola
di LEO LESTINGI

Lo studioso Michele Ruggiero è stato una figura singolare e schiva nel panorama dei dirigenti scolastici pugliesi dell'ultimo ventennio. Studioso appassionato di temi e problemi d'indole didattica ed educativa, ha incarnato un'esperienza scolastica e culturale forse irripetibile nell'attuale, magra stagione, che vuole e postula dirigenti sempre più simili a burocrati e manager di non si sa bene quale ufficio o impresa.
La lucida rivendicazione di Ruggiero del ruolo della scuola (la vera «buona» scuola ... ) come luogo di chiarificazione e trasmissione del sapere e come comunità formativa, in grado di autenticare la crescita della coscienza intellettuale e civile degli studenti, affonda le sue radici nella sua lunga frequentazione dell'esperienza teoretica e intellettuale del bitontino Giovanni Modugno (1880-1957), figura insigne di educatore e pedagogista, che ha accompagnato la sua formazione e lo sviluppo di una fine sensibilità educativa, poi destinata a fruttificare negli anni della sua lunga carriera scolastica.
C'è stato, però, un altro punto di riferimento storico-culturale e religioso che ha nutrito l'itinerario di Ruggiero: il pensiero di don Primo Mazzolari (1890-1959), un precursore del Concilio, con le sue generose aperture ai «lontani», il primato dei poveri, il ruolo e la dignità dei laici, l'imperativo della pace, fondatore di una straordinaria rivista, Adesso, che più volte interruppe le pubblicazioni per l'intervento censorio delle gerarchie.
Nel suo bel libro, Odore di terra (Di Marsico ed., pp. 173, euro 16), che viene presentato oggi, nella Sala della Cultura del Comune di Grumo Appula (ore 18,30) nell'ambito della rassegna «Incontri profumati del Fiore», Ruggiero ci presenta una sintesi sapiente dell'impegno di Modugno e Mazzolari, approfondendo nel contempo il tema dei rapporti fra i due, che furono intensi: si apprende, fra l'altro, e per la prima volta, di un incontro fra Mazzolari, giunto a Ruvo di Puglia nel '49 per una conferenza alla vivace Comunità Braccianti, e Modugno.
Ma nel libro, dal quale emerge in controluce anche la storia del difficile dopoguerra italiano, con le sue speranze e le sue incertezze, si muovono anche altre figure di protagonisti di quegli anni, da Gaetano Salvemini ai futuri vescovi Michele Mincuzzi e Aurelio Marena, e, soprattutto, la scrittrice Grazia Deledda, che aveva maturato con Mazzolari, fra il '22 e il '32, un duraturo e pur dialettico rapporto d'amicizia, e che nella bassa Mantovana, là dove operava don Primo, aveva ambientato il romanzo d'ispirazione «georgica» Annalena Bilsini (1927).
L’«odore di terra», così, espressione cara alle tre personalità (e alla loro provenienza) analizzate da Ruggiero, è assunto nel testo come simbolica chiave interpretativa per ripercorrere gli agresti sentieri da loro singolarmente tracciati, per coglierne relazioni, valori e provocazioni ancora attuali.



Presentazione a Grumo Appula (27.04.2014) con l'intervento del Prof. Leo Lestingi Specialista in Scienze della religione, del Prof. Eugenio Scardaccìone Dirigente dell'Istituto "T. Fiore" di Modugno e Grumo, delle Proff. Giacomìna Capuano e Annamaria Mastromatteo docenti di Lettere italiane e Storia, con l'apporto di letture scelte e interpretate dagli studenti dell'Istituto di Grumo, presente l'autore.
Bitonto, 14.05.2015: Relazioni di Mons. Francesco Savino Vescovo di Cassano all'Jonio, del Dott. Valentino Losito Presidente dell'Ordine dei Gionalisti di Puglia, del Prof. Nicola Pice Presidente del Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto, moderatrice e coordinatrice la Dott. Antonella Gaeta Giornalista di La Repubblica; è intervenuto l'autore, Prof. Michele Ruggiero.
Torna ai contenuti | Torna al menu