osservatorio didattico

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Da flamine a Madre diDio
    Secondo il Vangelo di Luca (1, 26-37, l’Arcangelo Gabriele visitò Maria che viveva in quel di Nazareth, e Le annunciò che il concepimento di Gesù sarebbe avvenuto nel suo grembo. Nessun altra indicazione viene fornita sulla localizzazione dell’incontro, quantunque sia tradizione collocarlo in una oscura grotta dove Maria dimorava.
  L’episodio evangelico ha stimolato la fantasia creativa degli artisti, in particolare dei pittori: come ignorare le annunciazioni del Beato Angelico, Leonardo, Mantegna, Botticelli, Simone Martini,  etc.! Ma tutte le rappresentazioni trovano contestualizzazione in ambienti socialmente alti, o, quanto meno, decorosi e poco in linea con grotte e tuguri. Sul realismo descrittivo prevale l’ideologismo religioso: esso riserva a Maria un’ambientazione degna dell’onore che i devoti in genere nutrono per la Madre di Colui che fu definito il Re dei re, ma niente affatto in linea con la fonte narrativa.
     Si distacca dal modello  variamente ripetuto, Henry Ossawa Tanner (25 giugno 1859-26 maggio 1937), che nel suo dipinto (olio su tela) del 1898,  The Annunciation (oggi al Philadelphia Museum of Art), rinnova il linguaggio pittorico,  muta l’ambientazione e offre una originale interpretazione dell’episodio evangelico. L’ambientazione, per la rappresentazione in un tugurio che  richiama la tipologia costruttiva tipica del deserto egizio-palestinese e della popolazione nomade, per lo più pastori e braccianti agricoli; per l’interpretazione, con la raffigurazione dell’Arcangelo come fascio di luce illuminazione intuitiva dell’annuncio. Maria è rappresentata come “un'adolescente vestita con abiti contadini mediorientali sgualciti,senza un alone o altri attributi sacri”. Ella è posta seduta su di un giaciglio disfatto, in posizione di attesa.
L’intuizione artistica di Tanner può  contribuire, retrospettivamente, a dare suggestione interpretativa alla invocazione a Maria,  di Giovanni Battista Stella la cui biografia altrove ho riportato. Nel momento in cui sta per essere consacrato vescovo (29 dicembre 1619), egli, nella solennità della Cappella Paolina di Santa Maria Maggiore in Roma, invoca l’assistenza di Maria che un dì si ritrovò da ‘flamine’, Madre di Dio; alla Θεοτόκος Salus Romanorum, che sull’altare in alto troneggia, Stella  rivolge la sua preghiera e la sua invocazione, ed affida il suo nuovo ministero di presule di Bitonto;
“…. modo tu mea vota secundes
Hoc eodem Virgo flamine facta parens;
Cuius in Aede novi mihi nunc tribuuntur honores” .
«….  tu  o Vergine, assecondi i miei voti formulati proprio qui,
dove tu da umile serva,
sei stata solennemente  proclamata  madre di Dio;
nella tua Basilica oggi mi vengono attribuiti gli onori del nuovo ufficio» (Dall’Elegia).
    Maria, da schiava umiliata e sottomessa, a regina Madre di Dio; protagonista di una bella fiaba alla cenerentola custode del fuoco domestico, che da sempre appassiona l’Occidente borghese e lava le coscienze di fronte alla perenne sottomissione sociale delle donne.
                                                                                                                                                               Michele Ruggiero


 Dal Museo "Mons. A. Marena" di Bitonto


Rivedo con commozione, infine, il dipinto “Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio”  di Francesco Spinelli pittore bitontino  del secondo 800 la cui notorietà non è mai andato al di là del territorio di origine; l’opera  un tempo era esposto alla pubblica venerazione nella Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, a destra entrando, nell'edicola sopra l’altare considerato privilegiato.
  La Vergine sostenuta dalla madre S. Anna e dal padre Gioacchino è davanti al sommo sacerdote del grande tempio di Gerusalemme e suoi collaboranti, per essere a Dio consacrata. C’è qualcuno che rivede nel volto dell’anziano patriarca Gioacchino  i lineamenti somatici dell’autore orientato, come del resto l’intero dipinto, verso la pittura rinascimentale. Eppure nei volti puoi riconoscere lo stigma della gente contadina tra cui l’artista convive, radicato com’è nell’appartata provincia da cui non si distacca idealmente neppure quando frequenta l’Accademia delle Belle Arti a Napoli (1850-1856)  o soggiorna a Roma (1857). Sarà stato questo, forse, a provocare nei fedeli devoti della sacra immagine un processo identificativo nei personaggi rappresentati. Ed io stesso, con ricordo quasi nostalgico di una infanzia vissuta all’ombra del campanile della chiesa parrocchiale indicata, rivedo nel dipinto tanti volti di contadini e braccianti, uomini e donne, che sostavano davanti alla sacra composizione nel mese di novembre alle quattro del mattino per partecipare alla Messa domenicale, prima di avviarsi in campagna per la raccolta delle olive, frutto di un anno di loro duro lavoro. Quasi tutti uomini dalle mani callose e dai lineamenti scavati dal sole, ascoltavano le parole sacre dettate dalla modesta pedana, dal parroco don Vincenzo Mundo, infaticabile nel culto della Vergine e di Sant’Anna  sua madre.
  Al di sopra della sacra figura di Maria, restano ancora le tracce della discutibile perforazione della tela per sovrapporre una coroncina di oro espressione di un voto collettivo, ottenuta dalla fusione di oggettini di oro donati dai parrocchiani, e dall’opera di cesellatura del prezioso metallo di un valente artigiano del tempo, don Vito Garofalo nonno materno del televisivo Michele Mirabella. Sarebbe bello esporre la coroncina, documento di un tempo per molti ormai finito, tra gli oggetti preziosi esposti del Museo, per rivedere in essa la semplicità, la generosità, la devozione delle nostre mamme e delle nostre nonne, l’intraprendenza dei collaboratori parrocchiali, lo spirito singolare di accoglienza e di pietà del parroco ricordato.


Part.:  Il velo di Sant'Anna


Pensiero dedicato.

È uno dei tanti giorni, così uguali e così diversi, da trascorrere nella grigia aula del liceo, che solo l’ardore giovanile sa illuminare e riscaldare; l’atmosfera crepuscolare  pare già anticipare l’aria mefitica ed impenetrabile dell’Inferno poetico che il testo dantesco ci propone. Apriamo il sacro libro, e prodigio del divin poeta, una luce colpisce gli occhi ancora sonnacchiosi per la recente notte;   ci addentriamo  per l’ampia entrata e già ne veniam fuori;  sarà pure un Paradiso non Paradiso, quello che il sommo poeta pone sulla terra nell’emisfero abitato, ma la radura colorata  ci conforta, e la luce che rischiara,  incoraggia ad osare; la fantasia può correre per prati verdi e distese fiorite, e renderci sodali di saggi antichi e poeti, di grandi donne e d’ogni gente meritevole di onore… I muri  fisici dell’angusto nostro ambiente si dileguano d’incanto, e ci ritroviamo schiera che segue e insegue,  colorando i nostri fantasmi e disegnando i nostri sogni… Giovanilmente bello vivere nell’immaginazione e nel culto della grande poesia!
  Ma poi, al pari dei nostri  grandi eroi del passato, anche la nostra compagnia si scema. Ci sostiene l’abbandonarci  alla piacevolezza della memoria e alla freschezza dell’amicizia che unisce, pur nel trascorrere degli anni e nel dilatarsi degli spazi… Ad ogni casuale incontro, che festa, che abbracci, che sorrisi...  eppoi progetti che si realizzano, ansie che si rinnovano, affetti che si ravvivano, ricordi su ricordi che si riversano nelle parole, negli sguardi, nelle strette di mano, e tempi e spazi si annullano.
  Verrebbe voglia di costruire una tenda che prolunghi l’incanto, e ci ripari dai marosi dell’affannoso presente, e ci aiuti a contemplare sereni la trasfigurazione del passato, senza patemi ed urgenze che travolgono.
  Ma non c’è più tempo per i sogni, il giorno nasce cupo e ci travolge nella tempesta… Raffaella non sei più se non un angelo che 'si libra in cielo tra gli astri e passeggia per l’etere' (astris spatiatur, et aethera calcat), portandoti dietro la scia del tuo sorriso, il lampo dei tuoi occhi, la dolcezza della tua loquela, la saggezza dei tuoi saperi… Sei partita per ampliare la schiera di anime belle del nostro laico Paradiso, quasi  una selezionata e rinnovata classe del nostro vecchio liceo, nel cui registro sono annotati, luminosi,  i nomi di  Vincenzo Carbone, di Giuseppe Tricarico, di Francesco Scivittaro,  di Francesco Agostinacchio, di Carmela Cassano, di Silvia Pellegrino,  e di altri che l’affannata mia mente stenta a pronunciare; oggi ti aggiungi e ti congiungi con loro, dolce Raffaella. Ma di qui continueremo a volervi bene, a volerti bene, e a mantenere quella celeste corrispondenza di cuore a cui ci siamo educati per lungo tempo  con meditate letture e ricercato travaglio, nel culto del lauro. Perché 'inclita risplende la fama dell’uomo per la lode ininterrotta alle sue fatiche ovunque esse sono conosciute' (Inclyta floret / fama viri longa notorum laude labòrum. Giulio Cesare Stella, 1622).
  Un abbraccio affettuoso, Raffaella.
         Il tuo prof.

Bitonto, 14.01.2019
Convegno ANPI:
L'apartheid giuridico. Riflessione a più voci sul Decreto sicurezza e immigrazione
www.radioradicale.it/scheda/555063
Segnalazione Bibliografica

Stelle controvento di Marianna Carrara & Maria Pia Latorre, Les Flâneurs Edizioni, 2018.
Prezzo: €. 12,00.

Romanzo scritto a quattro mani, quelle delle due autrici. Al centro della narrazione un'adolescente di oggi che, d'improvviso, è costretta a trasferirsi, per disavventure familiari, da Roma in una cittadina lucana, Valsinni; visto più con gli occhi di Ernesto De Martino che di un moderno visitatore attento alle modificazioni nel frattempo intervenute, l'ambiente sociale soffoca la tensione alla libertà della protagonista con la diffusa ombra protettiva ma severa dell'anziano nonno paterno,  e l'affettuosa ma ingombrante apprensione di una bisbetica zia che invade il naturale spazio di individuale affermazione ricercato dalla protagonista; ma non sono da meno le due inventrici della fabula che, per loro esigenze ideologico-creative, pongono Rosa - tale è il nome della protagonista - a confronto con la cinquecentesca esperienza di vita del genius loci, la sventurata poetessa Isabella Morra, e - mutatis mutandis - in questa rivivendola in una storia d’amore e di aspirazione alla libertà e all'autoaffermazione.







Auspici per il lungo viaggio

    Ma quanto era stato difficile determinarsi al viaggio!.






Borghi Meridionali




GARAGUSO (Mt)
Pompei - Il Cigno di Leda
Antica Veduta di Bari
Veduta di Bari
Una bella sorpresa viene da Pompei. Dal lavoro di operai e maestranze specializzate, è emersa una bella immagine che per tanti secoli si è negata alla vista e all’ammirazione, Leda e il cigno: l'affresco aveva un tempo dilettato l’occhio e acceso la fantasia del ricco proprietario della casa nel suo cubicolo (la camera da letto). Il mito descritto nelle Metamorfosi d'Ovidio, tocca la bella figlia di Testio, re dell'Etolia, andata in sposa al re di Sparta Tindaro. Mentre ella era stesa nei pressi del fiume Eurota, nella Laconia, un cigno si adagiò vicino a lei per sfuggire agli attacchi di un'aquila. Ma sotto le mentite spoglie dell’uccello, si nascondeva Giove, di Leda invaghito, che attraverso il sotterfugio metamorfico la faceva sua. Anche la fantasia di tanti pittori e scultori, - cito a memoria: Leonardo da Vinci, Tintoretto, Il Correggio, Gustave Moreau, Paul Cezanne, - si è accesa dinanzi all’immaginato mito con esiti sorprendenti e generalmente apprezzati soprattutto nelle camere da letto.
I Vedutisti.
"Si andava così affermando l'idea che tutti gli aspetti della realtà visibile fossero degni di essere rappresentati artisticamente e si rivalutava la convinzione che l'artista dovesse dipingere direttamente dal vero, sforzandosi di rendere la «verità della visione». La pittura di paesaggio diventò così un punto di riferimento per quelle regioni meridionali, come la Puglia, animate dall'esigenza di affermare una propria identità artistico-culturale".
Da:  A.BASILE, Arte in Puglia dalla fine dell'Ottocento al secondo dopoguerra
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